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Un partecipante alla performance alla Fabbrica del Vapore a Milano

Erbario Antropologico

Perché l’uomo deve cogliere, pressare e classificare le piante per creare un erbario? E se invece rimanesse in ascolto della Natura?

Un erbario del 1921, a confronto con gli studi alla base del progetto “Erbario Antropologico”

Il progetto “Erbario Antropologico” nasce nel 2013 da questa riflessione. E’ una performance che si fonda sugli studi di scienziati americani e russi degli anni ’50-’60 che dimostrano la capacità delle piante di comunicare attraverso il loro sistema bioelettrico, non dissimile al nostro sistema nervoso.

Concetti simili sono stati affrontati in libri come “La vita segreta delle piante” di P.Tompkins e C.Bird, “Nanna” di Fechner, “Verde brillante” di S.Mancuso e molti altri.

Alcune immagini tratte dall’ “Erbario Antropologico”

Partendo da questo, durante la performance i visitatori sono coinvolti, in un gioco scientifico, a entrare in contatto emotivo con i fiori e le piante e a percepirne i messaggi.

Ogni persona entra così in empatia con una pianta in particolare e resta in ascolto interiore di ciò che emerge dal contatto con essa.

A quel punto la persona mi consegna il fiore o una foglia della pianta, assieme ad una frase emersa dall’esperienza in natura. Io, come artista visiva, ritraggo la pianta e trascrivo il messaggio, chiedendo infine di fotografare il binomio opera-persona.

E’ un gesto fantasioso che ribalta la prospettiva, ponendo l’uomo in posizione di ascolto e non di dominio verso la natura. L’artista elabora la forma e il colore delle piante scelte, insieme al messaggio che esse hanno ispirato, creando opere su carta in ricordo di un’ esperienza che è soprattutto di conoscenza interiore.” scrive la curatrice d’arte Anna Mariani.

Da questa interazione nasce un nuovo concetto di erbario, che non può prescindere dal rapporto dell’uomo nei confronti della natura…un erbario antropologico.

Un partecipante alla performance alla Fabbrica del Vapore a Milano

Il progetto è itinerante e si svolge in luoghi di cultura e di natura, come il Museo di Storia Naturale di Piacenza, La Fabbrica del Vapore di Milano e recentemente il Parco Nazionale Arcipelago Toscano.

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Piccoli appunti di arte e di acqua

Collegamento (pseudo) marittimo n.756, circa.

Elba  Milano

Dall’isola d’Elba a Milano, direzione Accademia di Brera.  Ogni volta che ritorno qui, è come fare il giro dell’orologio…niente è cambiato, direbbe la statua di Napoleone III all’entrata. Invece, sì…oggi ho un incontro di lavoro con il direttore, che si rivela essere una persona gentile, una strana creatura a metà tra un artista e un manager.

L'ingresso dell'Accademia

L’ingresso dell’Accademia di Brera

 

Atelier Cartesio

La mostra di disegni su carta di atelier Cartesio

Al ritorno passo per via Garibaldi, dove finalmente trovo aperto un luogo che da tempo volevo visitare: si chiama Atelier Cartesio ed è a suo modo una piccola isola, in una Milano sempre più glamour. La proprietaria mi apre le porte della sua galleria e non solo, raccontandomi dell’artista che espone in quel momento, della sua passione per la carta e per i colori naturali, di come è nata con i suoi nonni la fabbrica Cartesio e ancora della sua esperienza con l’Accademia. Tutto all’interno di quei racconti, è intriso di carta e passione…

 

Milano Venezia.

Mi occupo di creare progetti per le vetrine della maison Acqua dell’ Elba, la trovo un’occasione per portare l’isola nelle vetrine delle principali città d’Italia. Così in questo periodo viaggio spesso.

Arrivare a Venezia non è come andare in una città e neppure su un’isola, ma è a tutti gli effetti entrare in una dimensione.

Avviene quando, quasi per caso, ti capita di abbandonare le calle luminose e piene di negozi di lusso e di turisti,  per addentrarti in viuzze fuori dal tempo, dall’atmosfera surreale. Avviene ad esempio per andare alla galleria Caterina Tognon, specializzata in arte contemporanea  del vetro.

Entro ed inaspettatamente  ritrovo  la sensazione del paesaggio, quella dimensione dello spazio così ampia, libera ed ariosa che vivo all’Elba e su cui,  a mia volta, fondo la mia ricerca artistica.

In questo caso l’artista è australiana, Jessica Loughlin e i lavori che presenta sono ispirati al lago salato australiano Kati Chanda – Lake Eyre

Sempre acqua…acqua e sale.

L’opera di J.Loughlin alla galleria Tognon

Caterina è un’ospite molto brava, mi saluta e mi offre subito dell’acqua in un bicchiere di vetro tanto sottile quanto raffinato. Si preoccupa di farmi accomodare, mentre apre la porta ad una sua amica londinese che attendeva e subito dopo ad un signore di un certa età, che successivamente si dichiara veneziano doc.

Assaporo lentamente quell’atmosfera, a suo modo cosmopolita, godendomi una mostra che valeva la pena di essere vista, prima di ripartire.

Sono in zona San Marco, troppa vicina per perdermi  l’opera di Pierre Huyghe alla Fondazione Vuitton, nonostante siano già le sette di sera.

Anche qui ritrovo la dimensione ancestrale dell’acqua, raccontata attraverso un pinguino albino in un polo nord sempre meno freddo e bianco. Ecco un estratto del video d’artista:

 

La mattina dopo, approfitto dell’ultima ora prima di partire per visitare l’Arsenale sotto una pioggerella incessante.

 

La chiamano La Biennale degli artisti, ed in effetti lo è quest’edizione curata da Christine Macel.IMG_3193

Si respira una sorta di umanesimo, con al centro gli artisti e il loro fare arte. Sono opere che sembra siano state appena terminate, quelle che si alternano davanti agli occhi di uno spettatore (di fretta come me). Hai la sensazione di essere entrato nell’atto creativo, di aver disturbato l’artista al lavoro.

 

Succede anche al Padiglione Italia, con la mostra “il mondo magico”, curata da Cecilia Alemani; molto bella, di ricerca…in particolare è stata suggestiva l’opera di Roberto Cuoghi.

L'opera di R.Cuoghi

L’opera di R.Cuoghi

L’artista allestisce una fabbrica di sculture di Cristo, riflettendo sul potere magico delle immagini, sulla morte e sulla rigenerazione.

 

 

 

 

Piena di immagini, sensazioni e colori negli occhi e nel cuore, mi avvio verso l’uscita, salutando le opere della grande artista sarda Maria Lai , che con i suoi ricami ha tessuto nel tempo le tradizioni della sua isola e il legame inscindibile tra uomo e natura.

Maria Lai

Un’opera dell’artista sarda Maria Lai

Isola. Ecco che l’isola ad un certo punto richiama, come una fedele sirena.

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Così penso, salendo sul vaporetto n.4.2, in direzione della stazione.