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Disegni per aumentare la realtà

Dal 2014 disegno le vetrine per la casa di profumi Acqua dell’Elba. Lo spirito del progetto è di creare un concept e seguire la realizzazione di installazioni creative e legate al marchio.

Abbiamo così realizzato insieme varie opere, alcune dipinte, altre plastiche, comunque sempre in nome dell’isola e del mare. Puoi vederle qui

L’ultima sfida è stata quella di realizzare una vetrina in realtà aumentata, cioè creare un’esperienza che si attivi grazie all’uso del cellulare, attorno ad una bottiglia di profumo.

Questa vetrina è stata presentata in occasione del lancio della app Acqua dell’Elba.

Io mi sono occupata della creazione dello storyboard e dei disegni, che sono stati poi animati da una società di web editing romana.


È stata un’occasione per lavorare totalmente in digitale: tutti i disegni sono infatti stati creati sull’iPad con il programma Procreate.

Un riferimento artistico che val la pena di segnalare in tal senso è David Hockney, artista britannico di fama mondiale che in età matura ha sperimentato la pittura digitale divenendo ben presto un esempio per gli addetti al settore.

Nel suo libro, “A bigger picture”, che consiglio, afferma: ”Chiunque ami il disegno e il segno ama esplorare nuovi media. Qualsiasi persona che disegna godrà di quella sorta di varietà dei media grafici: perché richiedono inventiva

La sua pittura non prescinde mai dal vero e quest’ aderenza al reale, al confronto con la natura mi ha guidato nella realizzazione dei disegni, ricordandomi l’approccio alla ricerca, indipendentemente dal mezzo utilizzato.

Nascono così coste digitali e mari dipinti dall’alto, memori del progetto  “dimensione isola”…ma anche ritratti di piante, fiori, gabbiani….

….e non ultimo dei tre soci della maison di profumi.

È stato un ritorno al segno, al disegno attraverso il digitale. 

Seguire poi l’animazione è stato un privilegio, nonché un’accelerazione verso nuove frontiere, ancora da scoprire.

Quando crei un’immagine metti dentro anche lo spazio ed il tempo, in modo simbolico.

Quando queste immagini prendono vita, resti spiazzato…sembra che esse lascino il loro potenziale sospeso e prendano il largo, stagliandosi sullo sfondo di una storia che è ancora tutta da raccontare.

Dimensione Isola

A volte mi sento un’isola. E viverci amplifica la sensazione.

Per questo, il progetto Dimensione Isola, iniziato nel gennaio 2018 con il fotografo elbano Roberto Ridi , ha per me un doppio valore, sia artistico che umano.

Un'escursione ai laghetti rossi all'isola d'Elba - foto di Niccolò Ridi
Un’escursione ai laghetti rossi all’isola d’Elba – foto di Niccolò Ridi

L’idea è nata per caso, o meglio da una chiacchierata su un lavoro che stava portando avanti Roberto: fotografie dall’alto.

Confrontandoci, abbiamo scoperto profondi punti in comune sul nostro sentire e creare e da qui l’idea di un’opera a quattro mani, o meglio un progetto di creazione condivisa.

confronto di idee e tecniche
confronto di idee e tecniche

In linea teorica funzionava, ma nella pratica non sapevamo bene come fare…l’unico punto fermo e chiaro era l’Isola.

E da lì siamo partiti. Ci siamo così immersi nel verde profondo dell’Elba, in zone montuose dove il mare sembra lontano.

Schizzi e fotografie nei boschi a Marciana - foto di Niccolò Ridi
Schizzi e fotografie nei boschi a Marciana – foto di Niccolò Ridi

Siamo andati nella zona delle miniere, detta dei laghetti rossi, dai tratti desertici…fino a raggiungere il mare, dove l’isola esprime appieno il suo essere mediterraneo.

Abbiamo esplorato insieme, ognuno con i propri strumenti, io acquerelli e carta, lui con la macchina fotografica. Siamo così tornati in studio con gli occhi e il cuore gonfio di colori e sensazioni da filtrare e condividere.

Per me è stata un’occasione di sperimentare nuovi materiali, partendo non solo dal vero della natura, ma anche da una sua interpretazione fotografica.

È il caso del trittico “trasparenze” e del dipinto con prospettiva aerea “Portale n.43”


Fotografie “Ai confini del blu” di R. Ridi e il dipinto “Portale n.43” di C.Sammarco
trittico "Trasparenze", pittura su plexiglas
Trittico “Trasparenze”, pittura su plexiglas

Oppure del lavoro a quattro mani su plexiglas, che unisce un primo livello fotografico ad un secondo livello pittorico.

Il risultato è stato un’alternarsi di visioni, a tratti simili, altre volte contrapposte, come una musica cromatica, il cui spartito si distendeva di volta in volta in pareti tematiche dedicate a un “regno” diverso dell’isola.

Fotografia "I sensi del mare" di R.Ridi e "Mediterraneo n.15" di C.Sammarco
Fotografia “I sensi del mare” di R.Ridi e “Mediterraneo n.15” di C.Sammarco

Di fronte a tutto questo però mancava ancora un tassello: dare visibilità al principio, al processo che aveva animato quel dialogo artistico e tuttora lo sostiene.

Ed ecco che, nonostante un’iniziale timidezza e reticenza, abbiamo affidato il nostro messaggio a degli esperti, gli amici e registi “I Licaoni” e lo scrittore Romano Bavastro.

Ne è risultata un’opera nell’opera, ma il senso è proprio questo…un’apertura caleidoscopica che restituisca la sensazione dell’isola.

Introduzione del video-documentario su “Dimensione Isola”, a cura de “I Licaoni”

Puoi vedere il video integrale qui

“Dimensione Isola” è un work in progress, un progetto aperto nel tempo a nuove sensazioni e commistioni artistiche che possano restituire la bellezza non solo dell’isola d’Elba, ma di qualsiasi isola, reale o immaginaria, geografica o interiore.

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Un partecipante alla performance alla Fabbrica del Vapore a Milano

Erbario Antropologico

Perché l’uomo deve cogliere, pressare e classificare le piante per creare un erbario? E se invece rimanesse in ascolto della Natura?

Un erbario del 1921, a confronto con gli studi alla base del progetto “Erbario Antropologico”

Il progetto “Erbario Antropologico” nasce nel 2013 da questa riflessione. E’ una performance che si fonda sugli studi di scienziati americani e russi degli anni ’50-’60 che dimostrano la capacità delle piante di comunicare attraverso il loro sistema bioelettrico, non dissimile al nostro sistema nervoso.

Concetti simili sono stati affrontati in libri come “La vita segreta delle piante” di P.Tompkins e C.Bird, “Nanna” di Fechner, “Verde brillante” di S.Mancuso e molti altri.

Alcune immagini tratte dall’ “Erbario Antropologico”

Partendo da questo, durante la performance i visitatori sono coinvolti, in un gioco scientifico, a entrare in contatto emotivo con i fiori e le piante e a percepirne i messaggi.

Ogni persona entra così in empatia con una pianta in particolare e resta in ascolto interiore di ciò che emerge dal contatto con essa.

A quel punto la persona mi consegna il fiore o una foglia della pianta, assieme ad una frase emersa dall’esperienza in natura. Io, come artista visiva, ritraggo la pianta e trascrivo il messaggio, chiedendo infine di fotografare il binomio opera-persona.

E’ un gesto fantasioso che ribalta la prospettiva, ponendo l’uomo in posizione di ascolto e non di dominio verso la natura. L’artista elabora la forma e il colore delle piante scelte, insieme al messaggio che esse hanno ispirato, creando opere su carta in ricordo di un’ esperienza che è soprattutto di conoscenza interiore.” scrive la curatrice d’arte Anna Mariani.

Da questa interazione nasce un nuovo concetto di erbario, che non può prescindere dal rapporto dell’uomo nei confronti della natura…un erbario antropologico.

Un partecipante alla performance alla Fabbrica del Vapore a Milano

Il progetto è itinerante e si svolge in luoghi di cultura e di natura, come il Museo di Storia Naturale di Piacenza, La Fabbrica del Vapore di Milano e recentemente il Parco Nazionale Arcipelago Toscano.

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Costa Azzurra, cerchi mare e trovi Arte…

Prosegue la rotta mediterranea e mi ritrovo ad Antibes come per magia.

Puoi essere lì da un giorno o da mille anni, non importa, questo paesino ti aspetta con il suo marchè provençal, il port Vauban imponente, i vicoli pietrosi, la spiaggetta, le mura assolate e, non ultimo, il museo Picasso.

Antibes

Antibes

marchè provençal

Il mercato provenzale ad Antibes

 

 

 

 

 

 

 

le mura

le mura di Antibes

Il museo Picasso

Il museo Picasso

 

 

L'interno del museo

L’interno del museo

 

 

 

 

 

Lo stupore aumenta quando visiti il museo e ti muovi tra opere di Picasso, De Stael, Hartung e molti altri, interrotta solo dagli scorci di mare.

 

 

 

Picasso ha usato questo museo, Castello Grimaldi, come suo atelier negli anni quaranta, creando ceramiche, dipinti, disegni e sculture ispirato dalla luce mediterranea del luogo.

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dipinti

natura morta con ricci, Picasso

natura morta con ricci, Picasso

 

 

Alcune opere di Picasso

Alcune opere di Picasso

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un dettaglio dei piatti in ceramica fatti da Picasso

 

Non è solo per Picasso che Antibes è ricordata: qui il grande artista Nicolas de Stael ha passato gli ultimi anni della sua breve vita, lasciando al museo l’ultimo quadro incompiuto dedicato alla musica:

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De Stael (vedi articolo) ha scelto questo luogo per incarnare fino all’ultimo il suo ideale di vita: la fusione tra pittura e natura, mediata dalla sensazione dell’artista.

“Non si dipinge mai ciò che si crede o si crede di vedere. Si dipinge a mille vibrazioni il colpo ricevuto”. N.de Stael

due opere di De Stael e Picasso

Due opere di De Stael e Picasso a confornto

Ritrovarsi in un castello sul mare con questi due giganti dell’arte a confronto esalta i sensi e fa bene all’anima. La loro presenza e soggiorno in questo paese della Costa Azzurra testimonia la loro profonda convinzione del vivere la luce, l’aria, il mare, prima ancora di farne arte.

La visita termina con la terrazza, che domina il golfo di Juan Les Pins e che tutto sembrerebbe racchiudere in una sola immagine…

 

La terrazza del museo Picasso

La terrazza del museo Picasso

Complice l’arte, il tempo pare sospeso ed è subito sera…

 

uno stencil nei vicoli

Street art nei vicoli di Antibes

Rientrando verso casa, tra i vicoli di pietra, si incontrano altre tracce di segno e colore, come se qui il Mediterraneo non sia solo mare…ma urgenza estetica.

Creatività a cielo aperto

“Impossibile dormire la notte qui a Varna

impossibile dormire

per via di queste stelle che son troppe

troppo lucide troppo vicine

per via del mormorio sul greto dell’onde morte

il loro sussurro

le loro perle

i loro ciottoli

le alghe salate

per via del rumore di un motore sul mare come un cuore che batte

per via dei fantasmi

venuti da Istanbul

sorti dal Bosforo

che invadono la stanza

gli occhi verdi dell’uno

le manette ai polsi dell’altro

un fazzoletto

nelle mani del terzo

un fazzoletto che sa di lavanda.

 Impossibile dormire la notte qui a Varna, mio amore,

qui a Varna, all’albergo Bor.”

Nazim Hikmet, “Varna 1952”

Sono di Hikmet le parole che sento più vicine in una notte stellata sull’ isola di Pianosa.

Qui la natura, con i suoi profumi, suoni e colori, impartisce il ritmo della vita, ricoprendo le tracce di un ingombrante passato e riportando tutto all’essenza.

Così ti ritrovi incantato come un bambino a seguire le evoluzioni dei barracuda che silenziosamente arrivano tutte le sere a danzare nel vecchio porticciolo dell’isola. Sotto una miriade di stelle.

Il mattino riporta alla luce tutto…l’acqua turchese, le siepi di camomilla di mare, le catacombe, la casa dell’agronomo, la vecchia insegna della farmacia… e capisci di essere in un posto speciale.

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La casa dell’agronomo a Pianosa

Incontro per la via un uomo che sta tagliando un fico, le cui radici minacciano il crollo di un muro. Non riesco a non fermarmi a guardare la scena, è un’immagine forte; ci scambiamo un gentile saluto.

Mi racconta dell’isola, di come sia un miscuglio di bellezza e sofferenza e ne parla con gravità. Proseguo con impressa l’immagine del fico sradicato..

Mi trovo qui per un progetto lungimirante promosso dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano che coinvolge le scuole per lavorare su questo territorio attraverso la comunicazione.

In giro solo ragazzi che fanno foto, video, disegni e registrano suoni…in un laboratorio creativo a cielo aperto. Bravi…sorprendentemente bravi.

Io conduco un workshop di sketching, con disegno e pittura ad acquerello.

Per prima cosa serve un luogo, uno studio all’aperto, dove installarsi. Inizio così la ricerca in un paese fantasma, dove sembra che tutto sia stato lasciato così com’era, come sotto un incantesimo.

Infine, lo trovo: il nostro studio sarà un piccolo giardino attorno al quale corre un muro di cinta e una piccola apertura che dà verso il mare.

Qui abbiamo passato due giorni ad osservare piante e fiori come fosse la prima volta. La matita e il colore hanno fatto il resto.

 

corso di pittura ad acquerello a Pianosa

schizzi di botanica ad acquerello

A pensarci, cosa rende unici quei piccoli schizzi di botanica è il luogo dove sono stati creati: tra le case di un paese abbandonato, a lato della pittorica casa dell’agronomo, in mezzo ad una natura che cresce imperturbabile.

Il tempo stringe e la nave delle 16,15 attende per portarci nell’altra isola: la nostra. Ce ne andiamo via con il cuore gonfio di storie, immagini e suoni.

Dalla nave guardo Pianosa con occhi diversi da ieri e la saluto con gratitudine unita ad una vaga sensazione di incompiutezza

Le marine di de Staël

Ad inaugurare la sezione “Arti visive” di bleuvert, è Nicolas de Staël, pittore nato nel 1914 da nobili russi.

Nicolas de Stael nel suo studio di Parigi

Nicolas de Stael nel suo studio di Parigi

Dopo l’esilio della famiglia in Polonia rimane orfano e verrà affidato assieme ai suoi fratelli a dei coniugi di Bruxelles, dove si formerà come pittore per poi trasferirsi in Francia.

Il suo contatto con la natura, il sole e il mare è viscerale e la sua poetica artistica è la percezione della realtà attraverso i sensi.

Lui stesso dice: “Non si dipinge mai ciò si vede o si crede di vedere. Si dipinge a mille vibrazioni il colpo ricevuto”.

E la sua pittura parla di tutto questo… di contrasti cromatici forti, di una luce accecante, come i paesaggi della Sicilia o del Midi francese, di una materia del colore che è densa e pastosa, presente.

Si, direi che è l’uso sensuale della materia che colpisce quando sei davanti ad un quadro di de Staël. Lavora per strati di colore, per addensamento di emozioni ed umori, arrivando a spessori importanti, che si accumulano per raggiungere un’immagine finale vibrante.

Mer et nuages, Mare e nuvole, Sea and sky

Mer et nuages, 1953

Ha alternato periodi astratti a figurativi, senza contrapposizioni, ma solo nello sforzo di entrare nella profondità del paesaggio, di eliminarne l’aneddoto, per far meglio uscire le strutture essenziali del luogo, attraverso forme geometriche e colore puro, ispirato anche dall’amicizia con l’artista George Braque.

Ha collaborato anche a progetti speciali, in particolare con l’amico poeta Pierre Lecuire, con cui ha creato libri d’artista come “Voir Nicolas de Staël ”, “Les Ballets-minutes” e “Maximes”.

Il suo bisogno di libertà e purezza lo portano a trasferirsi sul mare di Antibes, negli ultimi anni di vita (1954-1955).

Le marine che qui dipinge sono esistenziali, in esse è raccolto tutto il suo sentire, tutti i tentativi di creare attraverso il paesaggio un luogo assoluto. E’ lui stesso a dire: “Lo spazio pittorico è un muro, ma tutti gli uccelli vi volano liberamente”.

A soli 42 anni pone fine alla sua vita, volando via e lasciando centinaia di opere che saranno esposte in tutto il mondo e di cui Il Musée National d’Art Moderne di Parigi ne ospita un’ interessante varietà.

Nicolas de Staël è un gigante dal cuore fragile, la cui missione è stata di reinventare il paesaggio attraverso la percezione. Chi dovesse aver la fortuna di vedere un suo quadro dal vero, non potrà dimenticarselo ogni volta che si troverà davanti ad un cielo dalle nuvole frenetiche o ad un plumbeo mare…