Piccoli appunti di arte e di acqua

Collegamento (pseudo) marittimo n.756, circa.

Elba  Milano

Dall’isola d’Elba a Milano, direzione Accademia di Brera.  Ogni volta che ritorno qui, è come fare il giro dell’orologio…niente è cambiato, direbbe la statua di Napoleone III all’entrata. Invece, sì…oggi ho un incontro di lavoro con il direttore, che si rivela essere una persona gentile, una strana creatura a metà tra un artista e un manager.

L'ingresso dell'Accademia

L’ingresso dell’Accademia di Brera

 

Atelier Cartesio

La mostra di disegni su carta di atelier Cartesio

Al ritorno passo per via Garibaldi, dove finalmente trovo aperto un luogo che da tempo volevo visitare: si chiama Atelier Cartesio ed è a suo modo una piccola isola, in una Milano sempre più glamour. La proprietaria mi apre le porte della sua galleria e non solo, raccontandomi dell’artista che espone in quel momento, della sua passione per la carta e per i colori naturali, di come è nata con i suoi nonni la fabbrica Cartesio e ancora della sua esperienza con l’Accademia. Tutto all’interno di quei racconti, è intriso di carta e passione…

 

Milano Venezia.

Mi occupo di creare progetti per le vetrine della maison Acqua dell’ Elba, la trovo un’occasione per portare l’isola nelle vetrine delle principali città d’Italia. Così in questo periodo viaggio spesso.

Arrivare a Venezia non è come andare in una città e neppure su un’isola, ma è a tutti gli effetti entrare in una dimensione.

Avviene quando, quasi per caso, ti capita di abbandonare le calle luminose e piene di negozi di lusso e di turisti,  per addentrarti in viuzze fuori dal tempo, dall’atmosfera surreale. Avviene ad esempio per andare alla galleria Caterina Tognon, specializzata in arte contemporanea  del vetro.

Entro ed inaspettatamente  ritrovo  la sensazione del paesaggio, quella dimensione dello spazio così ampia, libera ed ariosa che vivo all’Elba e su cui,  a mia volta, fondo la mia ricerca artistica.

In questo caso l’artista è australiana, Jessica Loughlin e i lavori che presenta sono ispirati al lago salato australiano Kati Chanda – Lake Eyre

Sempre acqua…acqua e sale.

L’opera di J.Loughlin alla galleria Tognon

Caterina è un’ospite molto brava, mi saluta e mi offre subito dell’acqua in un bicchiere di vetro tanto sottile quanto raffinato. Si preoccupa di farmi accomodare, mentre apre la porta ad una sua amica londinese che attendeva e subito dopo ad un signore di un certa età, che successivamente si dichiara veneziano doc.

Assaporo lentamente quell’atmosfera, a suo modo cosmopolita, godendomi una mostra che valeva la pena di essere vista, prima di ripartire.

Sono in zona San Marco, troppa vicina per perdermi  l’opera di Pierre Huyghe alla Fondazione Vuitton, nonostante siano già le sette di sera.

Anche qui ritrovo la dimensione ancestrale dell’acqua, raccontata attraverso un pinguino albino in un polo nord sempre meno freddo e bianco. Ecco un estratto del video d’artista:

 

La mattina dopo, approfitto dell’ultima ora prima di partire per visitare l’Arsenale sotto una pioggerella incessante.

 

La chiamano La Biennale degli artisti, ed in effetti lo è quest’edizione curata da Christine Macel.IMG_3193

Si respira una sorta di umanesimo, con al centro gli artisti e il loro fare arte. Sono opere che sembra siano state appena terminate, quelle che si alternano davanti agli occhi di uno spettatore (di fretta come me). Hai la sensazione di essere entrato nell’atto creativo, di aver disturbato l’artista al lavoro.

 

Succede anche al Padiglione Italia, con la mostra “il mondo magico”, curata da Cecilia Alemani; molto bella, di ricerca…in particolare è stata suggestiva l’opera di Roberto Cuoghi.

L'opera di R.Cuoghi

L’opera di R.Cuoghi

L’artista allestisce una fabbrica di sculture di Cristo, riflettendo sul potere magico delle immagini, sulla morte e sulla rigenerazione.

 

 

 

 

Piena di immagini, sensazioni e colori negli occhi e nel cuore, mi avvio verso l’uscita, salutando le opere della grande artista sarda Maria Lai , che con i suoi ricami ha tessuto nel tempo le tradizioni della sua isola e il legame inscindibile tra uomo e natura.

Maria Lai

Un’opera dell’artista sarda Maria Lai

Isola. Ecco che l’isola ad un certo punto richiama, come una fedele sirena.

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Così penso, salendo sul vaporetto n.4.2, in direzione della stazione.

Creatività a cielo aperto

“Impossibile dormire la notte qui a Varna

impossibile dormire

per via di queste stelle che son troppe

troppo lucide troppo vicine

per via del mormorio sul greto dell’onde morte

il loro sussurro

le loro perle

i loro ciottoli

le alghe salate

per via del rumore di un motore sul mare come un cuore che batte

per via dei fantasmi

venuti da Istanbul

sorti dal Bosforo

che invadono la stanza

gli occhi verdi dell’uno

le manette ai polsi dell’altro

un fazzoletto

nelle mani del terzo

un fazzoletto che sa di lavanda.

 Impossibile dormire la notte qui a Varna, mio amore,

qui a Varna, all’albergo Bor.”

Nazim Hikmet, “Varna 1952″

Sono di Hikmet le parole che sento più vicine in una notte stellata sull’ isola di Pianosa.

Qui la natura, con i suoi profumi, suoni e colori, impartisce il ritmo della vita, ricoprendo le tracce di un ingombrante passato e riportando tutto all’essenza.

Così ti ritrovi incantato come un bambino a seguire le evoluzioni dei barracuda che silenziosamente arrivano tutte le sere a danzare nel vecchio porticciolo dell’isola. Sotto una miriade di stelle.

Il mattino riporta alla luce tutto…l’acqua turchese, le siepi di camomilla di mare, le catacombe, la casa dell’agronomo, la vecchia insegna della farmacia… e capisci di essere in un posto speciale.

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La casa dell’agronomo a Pianosa

Incontro per la via un uomo che sta tagliando un fico, le cui radici minacciano il crollo di un muro. Non riesco a non fermarmi a guardare la scena, è un’immagine forte; ci scambiamo un gentile saluto.

Mi racconta dell’isola, di come sia un miscuglio di bellezza e sofferenza e ne parla con gravità. Proseguo con impressa l’immagine del fico sradicato..

Mi trovo qui per un progetto lungimirante promosso dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano che coinvolge le scuole per lavorare su questo territorio attraverso la comunicazione.

In giro solo ragazzi che fanno foto, video, disegni e registrano suoni…in un laboratorio creativo a cielo aperto. Bravi…sorprendentemente bravi.

Io conduco un workshop di sketching, con disegno e pittura ad acquerello.

Per prima cosa serve un luogo, uno studio all’aperto, dove installarsi. Inizio così la ricerca in un paese fantasma, dove sembra che tutto sia stato lasciato così com’era, come sotto un incantesimo.

Infine, lo trovo: il nostro studio sarà un piccolo giardino attorno al quale corre un muro di cinta e una piccola apertura che dà verso il mare.

Qui abbiamo passato due giorni ad osservare piante e fiori come fosse la prima volta. La matita e il colore hanno fatto il resto.

 

corso di pittura ad acquerello a Pianosa

schizzi di botanica ad acquerello

A pensarci, cosa rende unici quei piccoli schizzi di botanica è il luogo dove sono stati creati: tra le case di un paese abbandonato, a lato della pittorica casa dell’agronomo, in mezzo ad una natura che cresce imperturbabile.

Il tempo stringe e la nave delle 16,15 attende per portarci nell’altra isola: la nostra. Ce ne andiamo via con il cuore gonfio di storie, immagini e suoni.

Dalla nave guardo Pianosa con occhi diversi da ieri e la saluto con gratitudine unita ad una vaga sensazione di incompiutezza

Di vecchi porti e nuovi mari


“La bellezza salverà il mondo”
F. Dostoevskij 

In un periodo come il nostro costellato da vulnerabilità e incertezza, questa frase ha un che di potente e salvifico, no?!

Rende merito agli artigiani del bello, qualunque sia l’espressione che usano

…e io, che di mestiere faccio l’artista, me la tengo stretta, con un che di fierezza e speranza.

Vanno così questi giorni… a metà tra riflessioni e festeggiamenti, tra bilanci e nuovi propositi.

E per lasciar andare l’anno che sta finendo, ci si aiuta cercando di rivederlo nel suo insieme, di definirlo, come con la scia di una nave che se ne va. E così per me.

Essenziale…ecco la mia definizione per quest’anno.

Essenziale come un vento da nord: freddo, ma rinvigorente.

Lo stesso che nel lavoro mi ha portato allo sviluppo del progetto Carte blanche, dove ho sperimentato la tecnica del bassorilievo con la carta, quella del ricamo e dove ho inserito elementi grafici nella mia pittura.

il progetto sul mare di Carte blanche

un bassorilievo di Carte blanche

Essenziale per me e’ il bianco, la materia allo stato puro, il segno del carboncino su un foglio bianco ….e ancora il cielo d’inverno, la prima luce del mattino che disegna nuovamente ogni forma e il profumo elegante del gelsomino.

Il mare che costantemente dipingo quest’anno si è fatto trama primordiale ed è’ tornato al bianco, anticipazione di ogni colore…forse il passo indietro prima di un salto…chissà.

 E con questo spirito ho navigato l’anno, facendo ormai del viaggio (a metà tra mare ed emozione)  un modus vivendi.

Poche le tappe, ma per me importanti:

l’esperienza di collaborare artisticamente con Acqua dell’Elba, un’azienda che stimo molto e a cui mi sento in qualche modo legata,

 

il progetto delle vetrine per Acqua dell'Elba

“Diario di bordo” per Acqua dell’Elba

il lancio del blog bleuvert,

lo sviluppo del progetto Carte blanche appunto,

l’esposizione alla Islington Art Fair di Londra

e in ultimo l’esperienza didattica in un istituto grafico.

caleidoscopio bleuvert

nuovi approdi per bleuvert

 

Elementi diversi fra loro, che come in un caleidoscopio al momento giusto ritagliano dal caos un’immagine ordinata. La stessa che ora saluto, in attesa di nuovi caos e immagini a venire…

 

….e a tutti, auguri per nuovi creativi approdi!

L’inverno sull’isola

La vita è fatta di piccoli riti che ne scandicono il ritmo.

Per me, uno di questi è andare la mattina presto alla spiaggia del Grigolo. Si accede da un piccolo passaggio, situato nel mezzo di via dell’Amore nel centro storico.

Non ti aspetteresti mai di trovarti il mare di fronte, eppure è cio’ che avviene percorrendo quel sottopasso.

Sarà lungo qualche decina di metri, ma sembra molto più esteso, per via dei due mondi che collega, quello urbano da un lato e quello marino dall’altro.

Una volta percorso, non ci sono particolari distinzioni tra i vecchi lupi di mare e i gabbiani. Quando arrivo la mattina li trovo lì entrambi, a far da guardia a quell’angolo di paradiso nascosto.

In un’ isola il vento è tutto, scandisce le giornate e gli umori. A lato della spiaggia, sul piazzale del rimessaggio di barche, ci sono diversi anemometri per misurarlo.

gabbiano mare

il gabbiano anemometro

Il mio preferito è un gabbiano in legno dalle ali mobili. E’ il suo movimento a darmi la sensazione visiva del tempo. Ci sono giorni, soprattutto d’inverno, in cui l’aria è tagliente e il rumore delle ali di legno che ruotano a tutta forza è l’unico suono che si riesce ad avvertire.

Dalla spiaggia del Grigolo si prosegue verso la scogliera immersa di agavi imponenti, che si trova ai piedi del faro. Passeggiando in quella direzione si possono vedere i confini dell’isola, il mare, il continente. Tutto al suo posto, ogni giorno.

L’unico a cambiare è il mare, coi suoi colori, i suoi moti, che rendono la terraferma a volte vicina, a volte malinconicamente lontana…

I gabbiani fanno da contrappunto a questo paesaggio eterno, nelle mattine dal cielo sbiadito. E’ l’inverno sull’isola…ne godo il silenzio e l’intensità dei colori.

L’estate vista da qui sembra lontana; ma quella è un’altra storia…

Conrad e il mare

Provo una sensazione famigliare nell’entrare all’ Acquario Civico di Milano in una giornata uggiosa. Merito di Conrad e del Mare che racconta.

La mostra a lui dedicata si articola su tre sale: è un viaggio tra parole ed immagini, tra oggetti marinareschi, tra libri dell’autore e video.

Potrei – dovrei- soffermarmi di più sugli scritti, la storia…e invece mi lascio andare all’improvvisazione, seguo la mia curiosità, il filo salino che mi ridà la sensazione del mare…in città.

Scorro velocemente i numerosi pannelli raffiguranti velieri e mappe, con a lato alcuni brani tratti dai libri di Conrad; sono attirata magneticamente da un’immagine in particolate, che scopro poi essere anche la locandina della mostra.

conrad

La locandina della mostra “Conrad e il mare”

A fianco queste parole:

“La notte era serena, appena ventilata. La nave si ingavonava un poco, scivolando tranquilla sopra un mare scuro, verso il fasto inaccessibile, opulento di un orizzonte nero trapunto di innumerevoli fuochi ammiccanti. Sopra le teste degli alberi la campata risplendente della via Lattea attraversava il cielo come un arco trionfale di luce eterna, gettato sopra il buio sentiero della terra. All’estremità del castello di prua un uomo prese a fischiettare con brio un allegro motivo di giga, mentre un altro lo accompagnava battendo il tempo con i piedi.”

da “Il negro del Narcissus”

Questa musica sembra diffondersi nella sala…è il potere delle parole di Joseph Conrad, scrittore di origine polacca che nel 1874, all’età di sedici anni, intraprese la carriera marittima viaggiando in terre lontane e conoscendo così dal profondo il mare e la sua gente.

Dopo dieci anni passati a bordo di navi che solcarono le acque del globo terreste, Conrad si fermò in Gran Bretagna, dedicandosi definitivamente alla scrittura.

Il mare rimase lo sfondo principale dove muovere i protagonisti dei suoi romanzi, tra i quali tengo a ricordare “La linea d’ombra”, “Nostromo”, “Il negro del Narciso”, “Lord Jim” e “Cuore di tenebra”.

Il mare di Conrad, da un lato è descritto in modo preciso e rigoroso, dall’altro è un non luogo dove emergono gli aspetti più misteriosi della natura umana.

Nonostante sia improbabile che lo scrittore abbia letto i primi studi sulla psicanalisi di Freud, il suo mare si relaziona all’inconscio, all’interiorità dell’uomo.

Mentre, infatti, nel medioevo il mostro era annidato nei flutti d’acqua, in Conrad è nel cuore umano ed il mare può essere la via per fuggire dalla pesantezza del vivere…e per ritrovare sé stessi.

M’incammino silenziosamente verso l’uscita della mostra, lasciandomi alle spalle un vago odore di libri. Esco…sta piovendo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le marine di de Staël

Ad inaugurare la sezione “Arti visive” di bleuvert, è Nicolas de Staël, pittore nato nel 1914 da nobili russi.

Nicolas de Stael nel suo studio di Parigi

Nicolas de Stael nel suo studio di Parigi

Dopo l’esilio della famiglia in Polonia rimane orfano e verrà affidato assieme ai suoi fratelli a dei coniugi di Bruxelles, dove si formerà come pittore per poi trasferirsi in Francia.

Il suo contatto con la natura, il sole e il mare è viscerale e la sua poetica artistica è la percezione della realtà attraverso i sensi.

Lui stesso dice: “Non si dipinge mai ciò si vede o si crede di vedere. Si dipinge a mille vibrazioni il colpo ricevuto”.

E la sua pittura parla di tutto questo… di contrasti cromatici forti, di una luce accecante, come i paesaggi della Sicilia o del Midi francese, di una materia del colore che è densa e pastosa, presente.

Si, direi che è l’uso sensuale della materia che colpisce quando sei davanti ad un quadro di de Staël. Lavora per strati di colore, per addensamento di emozioni ed umori, arrivando a spessori importanti, che si accumulano per raggiungere un’immagine finale vibrante.

Mer et nuages, Mare e nuvole, Sea and sky

Mer et nuages, 1953

Ha alternato periodi astratti a figurativi, senza contrapposizioni, ma solo nello sforzo di entrare nella profondità del paesaggio, di eliminarne l’aneddoto, per far meglio uscire le strutture essenziali del luogo, attraverso forme geometriche e colore puro, ispirato anche dall’amicizia con l’artista George Braque.

Ha collaborato anche a progetti speciali, in particolare con l’amico poeta Pierre Lecuire, con cui ha creato libri d’artista come “Voir Nicolas de Staël ”, “Les Ballets-minutes” e “Maximes”.

Il suo bisogno di libertà e purezza lo portano a trasferirsi sul mare di Antibes, negli ultimi anni di vita (1954-1955).

Le marine che qui dipinge sono esistenziali, in esse è raccolto tutto il suo sentire, tutti i tentativi di creare attraverso il paesaggio un luogo assoluto. E’ lui stesso a dire: “Lo spazio pittorico è un muro, ma tutti gli uccelli vi volano liberamente”.

A soli 42 anni pone fine alla sua vita, volando via e lasciando centinaia di opere che saranno esposte in tutto il mondo e di cui Il Musée National d’Art Moderne di Parigi ne ospita un’ interessante varietà.

Nicolas de Staël è un gigante dal cuore fragile, la cui missione è stata di reinventare il paesaggio attraverso la percezione. Chi dovesse aver la fortuna di vedere un suo quadro dal vero, non potrà dimenticarselo ogni volta che si troverà davanti ad un cielo dalle nuvole frenetiche o ad un plumbeo mare…