Disegni per aumentare la realtà

Dal 2014 disegno le vetrine per la casa di profumi Acqua dell’Elba. Lo spirito del progetto è di creare un concept e seguire la realizzazione di installazioni creative e legate al marchio.

Abbiamo così realizzato insieme varie opere, alcune dipinte, altre plastiche, comunque sempre in nome dell’isola e del mare. Puoi vederle qui

L’ultima sfida è stata quella di realizzare una vetrina in realtà aumentata, cioè creare un’esperienza che si attivi grazie all’uso del cellulare, attorno ad una bottiglia di profumo.

Questa vetrina è stata presentata in occasione del lancio della app Acqua dell’Elba.

Io mi sono occupata della creazione dello storyboard e dei disegni, che sono stati poi animati da una società di web editing romana.


È stata un’occasione per lavorare totalmente in digitale: tutti i disegni sono infatti stati creati sull’iPad con il programma Procreate.

Un riferimento artistico che val la pena di segnalare in tal senso è David Hockney, artista britannico di fama mondiale che in età matura ha sperimentato la pittura digitale divenendo ben presto un esempio per gli addetti al settore.

Nel suo libro, “A bigger picture”, che consiglio, afferma: ”Chiunque ami il disegno e il segno ama esplorare nuovi media. Qualsiasi persona che disegna godrà di quella sorta di varietà dei media grafici: perché richiedono inventiva

La sua pittura non prescinde mai dal vero e quest’ aderenza al reale, al confronto con la natura mi ha guidato nella realizzazione dei disegni, ricordandomi l’approccio alla ricerca, indipendentemente dal mezzo utilizzato.

Nascono così coste digitali e mari dipinti dall’alto, memori del progetto  “dimensione isola”…ma anche ritratti di piante, fiori, gabbiani….

….e non ultimo dei tre soci della maison di profumi.

È stato un ritorno al segno, al disegno attraverso il digitale. 

Seguire poi l’animazione è stato un privilegio, nonché un’accelerazione verso nuove frontiere, ancora da scoprire.

Quando crei un’immagine metti dentro anche lo spazio ed il tempo, in modo simbolico.

Quando queste immagini prendono vita, resti spiazzato…sembra che esse lascino il loro potenziale sospeso e prendano il largo, stagliandosi sullo sfondo di una storia che è ancora tutta da raccontare.

Dimensione Isola

A volte mi sento un’isola. E viverci amplifica la sensazione.

Per questo, il progetto Dimensione Isola, iniziato nel gennaio 2018 con il fotografo elbano Roberto Ridi , ha per me un doppio valore, sia artistico che umano.

Un'escursione ai laghetti rossi all'isola d'Elba - foto di Niccolò Ridi
Un’escursione ai laghetti rossi all’isola d’Elba – foto di Niccolò Ridi

L’idea è nata per caso, o meglio da una chiacchierata su un lavoro che stava portando avanti Roberto: fotografie dall’alto.

Confrontandoci, abbiamo scoperto profondi punti in comune sul nostro sentire e creare e da qui l’idea di un’opera a quattro mani, o meglio un progetto di creazione condivisa.

confronto di idee e tecniche
confronto di idee e tecniche

In linea teorica funzionava, ma nella pratica non sapevamo bene come fare…l’unico punto fermo e chiaro era l’Isola.

E da lì siamo partiti. Ci siamo così immersi nel verde profondo dell’Elba, in zone montuose dove il mare sembra lontano.

Schizzi e fotografie nei boschi a Marciana - foto di Niccolò Ridi
Schizzi e fotografie nei boschi a Marciana – foto di Niccolò Ridi

Siamo andati nella zona delle miniere, detta dei laghetti rossi, dai tratti desertici…fino a raggiungere il mare, dove l’isola esprime appieno il suo essere mediterraneo.

Abbiamo esplorato insieme, ognuno con i propri strumenti, io acquerelli e carta, lui con la macchina fotografica. Siamo così tornati in studio con gli occhi e il cuore gonfio di colori e sensazioni da filtrare e condividere.

Per me è stata un’occasione di sperimentare nuovi materiali, partendo non solo dal vero della natura, ma anche da una sua interpretazione fotografica.

È il caso del trittico “trasparenze” e del dipinto con prospettiva aerea “Portale n.43”


Fotografie “Ai confini del blu” di R. Ridi e il dipinto “Portale n.43” di C.Sammarco
trittico "Trasparenze", pittura su plexiglas
Trittico “Trasparenze”, pittura su plexiglas

Oppure del lavoro a quattro mani su plexiglas, che unisce un primo livello fotografico ad un secondo livello pittorico.

Il risultato è stato un’alternarsi di visioni, a tratti simili, altre volte contrapposte, come una musica cromatica, il cui spartito si distendeva di volta in volta in pareti tematiche dedicate a un “regno” diverso dell’isola.

Fotografia "I sensi del mare" di R.Ridi e "Mediterraneo n.15" di C.Sammarco
Fotografia “I sensi del mare” di R.Ridi e “Mediterraneo n.15” di C.Sammarco

Di fronte a tutto questo però mancava ancora un tassello: dare visibilità al principio, al processo che aveva animato quel dialogo artistico e tuttora lo sostiene.

Ed ecco che, nonostante un’iniziale timidezza e reticenza, abbiamo affidato il nostro messaggio a degli esperti, gli amici e registi “I Licaoni” e lo scrittore Romano Bavastro.

Ne è risultata un’opera nell’opera, ma il senso è proprio questo…un’apertura caleidoscopica che restituisca la sensazione dell’isola.

Introduzione del video-documentario su “Dimensione Isola”, a cura de “I Licaoni”

Puoi vedere il video integrale qui

“Dimensione Isola” è un work in progress, un progetto aperto nel tempo a nuove sensazioni e commistioni artistiche che possano restituire la bellezza non solo dell’isola d’Elba, ma di qualsiasi isola, reale o immaginaria, geografica o interiore.

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Un partecipante alla performance alla Fabbrica del Vapore a Milano

Erbario Antropologico

Perché l’uomo deve cogliere, pressare e classificare le piante per creare un erbario? E se invece rimanesse in ascolto della Natura?

Un erbario del 1921, a confronto con gli studi alla base del progetto “Erbario Antropologico”

Il progetto “Erbario Antropologico” nasce nel 2013 da questa riflessione. E’ una performance che si fonda sugli studi di scienziati americani e russi degli anni ’50-’60 che dimostrano la capacità delle piante di comunicare attraverso il loro sistema bioelettrico, non dissimile al nostro sistema nervoso.

Concetti simili sono stati affrontati in libri come “La vita segreta delle piante” di P.Tompkins e C.Bird, “Nanna” di Fechner, “Verde brillante” di S.Mancuso e molti altri.

Alcune immagini tratte dall’ “Erbario Antropologico”

Partendo da questo, durante la performance i visitatori sono coinvolti, in un gioco scientifico, a entrare in contatto emotivo con i fiori e le piante e a percepirne i messaggi.

Ogni persona entra così in empatia con una pianta in particolare e resta in ascolto interiore di ciò che emerge dal contatto con essa.

A quel punto la persona mi consegna il fiore o una foglia della pianta, assieme ad una frase emersa dall’esperienza in natura. Io, come artista visiva, ritraggo la pianta e trascrivo il messaggio, chiedendo infine di fotografare il binomio opera-persona.

E’ un gesto fantasioso che ribalta la prospettiva, ponendo l’uomo in posizione di ascolto e non di dominio verso la natura. L’artista elabora la forma e il colore delle piante scelte, insieme al messaggio che esse hanno ispirato, creando opere su carta in ricordo di un’ esperienza che è soprattutto di conoscenza interiore.” scrive la curatrice d’arte Anna Mariani.

Da questa interazione nasce un nuovo concetto di erbario, che non può prescindere dal rapporto dell’uomo nei confronti della natura…un erbario antropologico.

Un partecipante alla performance alla Fabbrica del Vapore a Milano

Il progetto è itinerante e si svolge in luoghi di cultura e di natura, come il Museo di Storia Naturale di Piacenza, La Fabbrica del Vapore di Milano e recentemente il Parco Nazionale Arcipelago Toscano.

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Ocean Sole…e la plastica diventa Arte

 

Vivere su un’isola e scegliere come mete di viaggio altre isole…inspiegabile attrazione.

un disegno in spiaggia a Zanzibar

Disegnando in spiaggia…

Sono appena stata a Zanzibar  e mi porto ancora dentro quei colori, quella semplicità del vivere e i profumi che la rendono tanto famosa.

 

Un giorno, nel negozietto dell’albergo alla ricerca di qualche souvenir, mi sono imbattuta in oggetti strani e colorati che spiccavano da uno scaffale per la loro fantasia.

 

animali sullo scaffale

Creazioni “Ocean Sole”

 

Erano animali di ogni sorta, tartarughe, rinoceronti, giraffe…tutti in gomma, tutti dalle mille sfumature.

Ocean Sole. – Che nome preciso- penso.

La signora zanzibarina del negozio mi racconta così il progetto e non potevo che fare passaparola 😉

 

Masai con una creazione “Ocean Sole”

Ocean Sole è un’iniziativa nata in Africa, la cui missione è di riciclare le ciabatte infradito da mare abbandonate sulla spiaggia e trasformarle in creazioni d’arte, per combattere l’inquinamento e creare posti di lavoro.

E’ un’idea semplice e bella…che ha già riempito le case di tutto il mondo, raccogliendo 750.000 infradito all’ anno.

The Washington Post, la CNN, El Pais e la BBC sono solo alcuni dei media che hanno parlato di questo progetto solidale che affascina e incuriosisce allo stesso tempo.

 

Ocean Sole è stata fondata da Julie Church nel 1999. Considerata una pionera nell’impresa sociale per la salvaguardia marina, Julie è stata ispirata dai bambini che costruivano giocattoli con le flip-flop che trovavano sulla spiaggia di Kiwayu, in Kenya.

Oggi Ocean Sole, con sede a Nairobi, impiega più di 90 artigiani e artisti, distribuendo le sue creazioni in tutto il mondo, perché il motto di Julie è “Trade, not Aid”.

 

In una recente intervista Julie afferma l’importanza di trovare soluzioni creative ed artistiche per il problema dell’inquinamento del marecreazioni Ocean Sole

A guardare questi colorati animali, di certo l’ha fatto.

 

Pulire il mare si può

Lui è Boyan Slat, un ragazzo olandese di ventun anni anni che ha inventato un modo per ripulire il mare dalla plastica: Ocean Clean Up.

La trovata, semplice e geniale, è stata quella di cambiare prospettiva e usare gli ostacoli del mare a proprio vantaggio.

Facciamo un passo indietro, ripercorrendo le fasi di questa storia:

plastica nel mare

sacchetti di plastica nel mare

A 17 anni, Boyan, studente in ingegneria ed appassionato di diving, fa un’immersione subacquea in Grecia e trova più plastica che pesci…una schiera di sacchetti che sembrano enormi e spettrali meduse, ma non lo sono. “Uno spettacolo deprimente”, afferma.

Da qui nasce il desiderio di fare qualcosa per il mare…e in fretta.

Il fattore tempo è decisivo, poiché la plastica si frantuma in pezzetti sempre più fini sotto l’azione del sole e delle onde, ma non scompare. Inoltre, alcuni di questi sono scambiati per cibo dalle creature marine ed entrano nella nostra catena alimentare.

La consapevolezza che si fa largo in Slat è che non basta l’educazione ecologica, poiché alcune persone non cambieranno: serve un’azione combinata con la ripulitura del mare dalla plastica.

Da bravo ingegnere, sa che non si può conoscere un fenomeno se non lo si misura: decide quindi di coinvolgere studiosi delle università di Delft, Utrecht e Hawaii per avere un’idea precisa del fenomeno:

 Nel 2020 ci saranno 7,25 Milioni di tonnellate di plastica nel mare, la maggior parte concentrata nel Great Pacific Garbage Patch.

Fino a ieri il tempo stimato per la sua ripulitura era di 79.000 anni.

Oggi con OceanCleanUp è di 5 anni

E’ lo stesso Slat a spiegarlo sul palco di TED:

Nel mondo i rifiuti si concentrano in cinque principali correnti, che girano a vortice

le principali correnti del mare

le principali correnti del mare

“Perché spostarsi attraverso gli oceani quando gli oceani si muovo sotto di noi?”

L’idea è di usare le correnti marine per raccogliere la plastica attraverso un sistema di tubolari galleggianti ancorati a dei pesi che fluttuano ad una profondità di 600 mt.

In questo modo sono le stesse correnti a portare sulle pareti del tubolare tutta la plastica, di cui la maggior parte viaggia nella superficie del mare.

ocean clean up1Questi tubolari lunghi 1-2 km sono collegati a delle piattaforme a forma di manta, energeticamente autonome, che oscillano in base ai moti marini, proprio come creature del mare e raccolgono la plastica.

Questo sistema è stato testato nel suo principio da Slat in Grecia nel 2014, poi nei Mari del Nord con tubolari di lunghezza di 100 mt e ora si va in scena nel Pacifico, affrontando la più grande mole di spazzatura in plastica del mondo. la Great Pacific Garbage Patch:

 

Il progetto è potuto crescere e concretizzarsi grazie al crowdfunding che ha raccolto più di 2 Milioni di dollari in 100 giorni nel 2014, perché come lui stesso dice:

“Questo casino l’abbiamo fatto noi, quindi per favore, non ditemi che insieme non possiamo metterci a ripulirlo”

Costa Azzurra, cerchi mare e trovi Arte…

Prosegue la rotta mediterranea e mi ritrovo ad Antibes come per magia.

Puoi essere lì da un giorno o da mille anni, non importa, questo paesino ti aspetta con il suo marchè provençal, il port Vauban imponente, i vicoli pietrosi, la spiaggetta, le mura assolate e, non ultimo, il museo Picasso.

Antibes

Antibes

marchè provençal

Il mercato provenzale ad Antibes

 

 

 

 

 

 

 

le mura

le mura di Antibes

Il museo Picasso

Il museo Picasso

 

 

L'interno del museo

L’interno del museo

 

 

 

 

 

Lo stupore aumenta quando visiti il museo e ti muovi tra opere di Picasso, De Stael, Hartung e molti altri, interrotta solo dagli scorci di mare.

 

 

 

Picasso ha usato questo museo, Castello Grimaldi, come suo atelier negli anni quaranta, creando ceramiche, dipinti, disegni e sculture ispirato dalla luce mediterranea del luogo.

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dipinti

natura morta con ricci, Picasso

natura morta con ricci, Picasso

 

 

Alcune opere di Picasso

Alcune opere di Picasso

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un dettaglio dei piatti in ceramica fatti da Picasso

 

Non è solo per Picasso che Antibes è ricordata: qui il grande artista Nicolas de Stael ha passato gli ultimi anni della sua breve vita, lasciando al museo l’ultimo quadro incompiuto dedicato alla musica:

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De Stael (vedi articolo) ha scelto questo luogo per incarnare fino all’ultimo il suo ideale di vita: la fusione tra pittura e natura, mediata dalla sensazione dell’artista.

“Non si dipinge mai ciò che si crede o si crede di vedere. Si dipinge a mille vibrazioni il colpo ricevuto”. N.de Stael

due opere di De Stael e Picasso

Due opere di De Stael e Picasso a confornto

Ritrovarsi in un castello sul mare con questi due giganti dell’arte a confronto esalta i sensi e fa bene all’anima. La loro presenza e soggiorno in questo paese della Costa Azzurra testimonia la loro profonda convinzione del vivere la luce, l’aria, il mare, prima ancora di farne arte.

La visita termina con la terrazza, che domina il golfo di Juan Les Pins e che tutto sembrerebbe racchiudere in una sola immagine…

 

La terrazza del museo Picasso

La terrazza del museo Picasso

Complice l’arte, il tempo pare sospeso ed è subito sera…

 

uno stencil nei vicoli

Street art nei vicoli di Antibes

Rientrando verso casa, tra i vicoli di pietra, si incontrano altre tracce di segno e colore, come se qui il Mediterraneo non sia solo mare…ma urgenza estetica.

Piccoli appunti di arte e di acqua

Collegamento (pseudo) marittimo n.756, circa.

Elba  Milano

Dall’isola d’Elba a Milano, direzione Accademia di Brera.  Ogni volta che ritorno qui, è come fare il giro dell’orologio…niente è cambiato, direbbe la statua di Napoleone III all’entrata. Invece, sì…oggi ho un incontro di lavoro con il direttore, che si rivela essere una persona gentile, una strana creatura a metà tra un artista e un manager.

L'ingresso dell'Accademia

L’ingresso dell’Accademia di Brera

 

Atelier Cartesio

La mostra di disegni su carta di atelier Cartesio

Al ritorno passo per via Garibaldi, dove finalmente trovo aperto un luogo che da tempo volevo visitare: si chiama Atelier Cartesio ed è a suo modo una piccola isola, in una Milano sempre più glamour. La proprietaria mi apre le porte della sua galleria e non solo, raccontandomi dell’artista che espone in quel momento, della sua passione per la carta e per i colori naturali, di come è nata con i suoi nonni la fabbrica Cartesio e ancora della sua esperienza con l’Accademia. Tutto all’interno di quei racconti, è intriso di carta e passione…

 

Milano Venezia.

Mi occupo di creare progetti per le vetrine della maison Acqua dell’ Elba, la trovo un’occasione per portare l’isola nelle vetrine delle principali città d’Italia. Così in questo periodo viaggio spesso.

Arrivare a Venezia non è come andare in una città e neppure su un’isola, ma è a tutti gli effetti entrare in una dimensione.

Avviene quando, quasi per caso, ti capita di abbandonare le calle luminose e piene di negozi di lusso e di turisti,  per addentrarti in viuzze fuori dal tempo, dall’atmosfera surreale. Avviene ad esempio per andare alla galleria Caterina Tognon, specializzata in arte contemporanea  del vetro.

Entro ed inaspettatamente  ritrovo  la sensazione del paesaggio, quella dimensione dello spazio così ampia, libera ed ariosa che vivo all’Elba e su cui,  a mia volta, fondo la mia ricerca artistica.

In questo caso l’artista è australiana, Jessica Loughlin e i lavori che presenta sono ispirati al lago salato australiano Kati Chanda – Lake Eyre

Sempre acqua…acqua e sale.

L’opera di J.Loughlin alla galleria Tognon

Caterina è un’ospite molto brava, mi saluta e mi offre subito dell’acqua in un bicchiere di vetro tanto sottile quanto raffinato. Si preoccupa di farmi accomodare, mentre apre la porta ad una sua amica londinese che attendeva e subito dopo ad un signore di un certa età, che successivamente si dichiara veneziano doc.

Assaporo lentamente quell’atmosfera, a suo modo cosmopolita, godendomi una mostra che valeva la pena di essere vista, prima di ripartire.

Sono in zona San Marco, troppa vicina per perdermi  l’opera di Pierre Huyghe alla Fondazione Vuitton, nonostante siano già le sette di sera.

Anche qui ritrovo la dimensione ancestrale dell’acqua, raccontata attraverso un pinguino albino in un polo nord sempre meno freddo e bianco. Ecco un estratto del video d’artista:

 

La mattina dopo, approfitto dell’ultima ora prima di partire per visitare l’Arsenale sotto una pioggerella incessante.

 

La chiamano La Biennale degli artisti, ed in effetti lo è quest’edizione curata da Christine Macel.IMG_3193

Si respira una sorta di umanesimo, con al centro gli artisti e il loro fare arte. Sono opere che sembra siano state appena terminate, quelle che si alternano davanti agli occhi di uno spettatore (di fretta come me). Hai la sensazione di essere entrato nell’atto creativo, di aver disturbato l’artista al lavoro.

 

Succede anche al Padiglione Italia, con la mostra “il mondo magico”, curata da Cecilia Alemani; molto bella, di ricerca…in particolare è stata suggestiva l’opera di Roberto Cuoghi.

L'opera di R.Cuoghi

L’opera di R.Cuoghi

L’artista allestisce una fabbrica di sculture di Cristo, riflettendo sul potere magico delle immagini, sulla morte e sulla rigenerazione.

 

 

 

 

Piena di immagini, sensazioni e colori negli occhi e nel cuore, mi avvio verso l’uscita, salutando le opere della grande artista sarda Maria Lai , che con i suoi ricami ha tessuto nel tempo le tradizioni della sua isola e il legame inscindibile tra uomo e natura.

Maria Lai

Un’opera dell’artista sarda Maria Lai

Isola. Ecco che l’isola ad un certo punto richiama, come una fedele sirena.

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Così penso, salendo sul vaporetto n.4.2, in direzione della stazione.

Creatività a cielo aperto

“Impossibile dormire la notte qui a Varna

impossibile dormire

per via di queste stelle che son troppe

troppo lucide troppo vicine

per via del mormorio sul greto dell’onde morte

il loro sussurro

le loro perle

i loro ciottoli

le alghe salate

per via del rumore di un motore sul mare come un cuore che batte

per via dei fantasmi

venuti da Istanbul

sorti dal Bosforo

che invadono la stanza

gli occhi verdi dell’uno

le manette ai polsi dell’altro

un fazzoletto

nelle mani del terzo

un fazzoletto che sa di lavanda.

 Impossibile dormire la notte qui a Varna, mio amore,

qui a Varna, all’albergo Bor.”

Nazim Hikmet, “Varna 1952”

Sono di Hikmet le parole che sento più vicine in una notte stellata sull’ isola di Pianosa.

Qui la natura, con i suoi profumi, suoni e colori, impartisce il ritmo della vita, ricoprendo le tracce di un ingombrante passato e riportando tutto all’essenza.

Così ti ritrovi incantato come un bambino a seguire le evoluzioni dei barracuda che silenziosamente arrivano tutte le sere a danzare nel vecchio porticciolo dell’isola. Sotto una miriade di stelle.

Il mattino riporta alla luce tutto…l’acqua turchese, le siepi di camomilla di mare, le catacombe, la casa dell’agronomo, la vecchia insegna della farmacia… e capisci di essere in un posto speciale.

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La casa dell’agronomo a Pianosa

Incontro per la via un uomo che sta tagliando un fico, le cui radici minacciano il crollo di un muro. Non riesco a non fermarmi a guardare la scena, è un’immagine forte; ci scambiamo un gentile saluto.

Mi racconta dell’isola, di come sia un miscuglio di bellezza e sofferenza e ne parla con gravità. Proseguo con impressa l’immagine del fico sradicato..

Mi trovo qui per un progetto lungimirante promosso dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano che coinvolge le scuole per lavorare su questo territorio attraverso la comunicazione.

In giro solo ragazzi che fanno foto, video, disegni e registrano suoni…in un laboratorio creativo a cielo aperto. Bravi…sorprendentemente bravi.

Io conduco un workshop di sketching, con disegno e pittura ad acquerello.

Per prima cosa serve un luogo, uno studio all’aperto, dove installarsi. Inizio così la ricerca in un paese fantasma, dove sembra che tutto sia stato lasciato così com’era, come sotto un incantesimo.

Infine, lo trovo: il nostro studio sarà un piccolo giardino attorno al quale corre un muro di cinta e una piccola apertura che dà verso il mare.

Qui abbiamo passato due giorni ad osservare piante e fiori come fosse la prima volta. La matita e il colore hanno fatto il resto.

 

corso di pittura ad acquerello a Pianosa

schizzi di botanica ad acquerello

A pensarci, cosa rende unici quei piccoli schizzi di botanica è il luogo dove sono stati creati: tra le case di un paese abbandonato, a lato della pittorica casa dell’agronomo, in mezzo ad una natura che cresce imperturbabile.

Il tempo stringe e la nave delle 16,15 attende per portarci nell’altra isola: la nostra. Ce ne andiamo via con il cuore gonfio di storie, immagini e suoni.

Dalla nave guardo Pianosa con occhi diversi da ieri e la saluto con gratitudine unita ad una vaga sensazione di incompiutezza

Di vecchi porti e nuovi mari


“La bellezza salverà il mondo”
F. Dostoevskij 

In un periodo come il nostro costellato da vulnerabilità e incertezza, questa frase ha un che di potente e salvifico, no?!

Rende merito agli artigiani del bello, qualunque sia l’espressione che usano

…e io, che di mestiere faccio l’artista, me la tengo stretta, con un che di fierezza e speranza.

Vanno così questi giorni… a metà tra riflessioni e festeggiamenti, tra bilanci e nuovi propositi.

E per lasciar andare l’anno che sta finendo, ci si aiuta cercando di rivederlo nel suo insieme, di definirlo, come con la scia di una nave che se ne va. E così per me.

Essenziale…ecco la mia definizione per quest’anno.

Essenziale come un vento da nord: freddo, ma rinvigorente.

Lo stesso che nel lavoro mi ha portato allo sviluppo del progetto Carte blanche, dove ho sperimentato la tecnica del bassorilievo con la carta, quella del ricamo e dove ho inserito elementi grafici nella mia pittura.

il progetto sul mare di Carte blanche

un bassorilievo di Carte blanche

Essenziale per me e’ il bianco, la materia allo stato puro, il segno del carboncino su un foglio bianco ….e ancora il cielo d’inverno, la prima luce del mattino che disegna nuovamente ogni forma e il profumo elegante del gelsomino.

Il mare che costantemente dipingo quest’anno si è fatto trama primordiale ed è’ tornato al bianco, anticipazione di ogni colore…forse il passo indietro prima di un salto…chissà.

 E con questo spirito ho navigato l’anno, facendo ormai del viaggio (a metà tra mare ed emozione)  un modus vivendi.

Poche le tappe, ma per me importanti:

l’esperienza di collaborare artisticamente con Acqua dell’Elba, un’azienda che stimo molto e a cui mi sento in qualche modo legata,

 

il progetto delle vetrine per Acqua dell'Elba

“Diario di bordo” per Acqua dell’Elba

il lancio del blog bleuvert,

lo sviluppo del progetto Carte blanche appunto,

l’esposizione alla Islington Art Fair di Londra

e in ultimo l’esperienza didattica in un istituto grafico.

caleidoscopio bleuvert

nuovi approdi per bleuvert

 

Elementi diversi fra loro, che come in un caleidoscopio al momento giusto ritagliano dal caos un’immagine ordinata. La stessa che ora saluto, in attesa di nuovi caos e immagini a venire…

 

….e a tutti, auguri per nuovi creativi approdi!